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LA FORZA DEL GUERRIERO

 

Se ti arrendi ora durante gli allenamenti

ti arrenderai nel mezzo di un combattimento.

 

Quando avrai imparato ad arrenderti

non potrai più farne a meno, sarà un’abitudine.

 

Un guerriero non si arrende mai.

 

Dai sempre il massimo e

combatti per quello che credi.

 

Credi in quello che fai;

allora sarai forte nel corpo e nella mente.

 

Non ci saranno battaglie ma solo vittorie.

 

Perché nella tua vita incontrerai molti atleti ma pochi guerrieri.

 

 

Shifu Luca Primavera

Il Betta Splendens

Dal sito www.sanbao.it riprendo e cito testualmente una frase molto bella dal testo “ La padronanza della forza” scritto da un maestro di Kung Fu della fine del 1800

……….”tutto inizia e finisce con il Qi, l’energia interna. Essere padroni di questa energia significa penetrare in un mondo sconosciuto e raggiungere uno stato in cui la vita e la morte perdono le loro caratteristiche di paura. Quando raggiungerete questo stato, diventerete veramente voi stessi”…….

 

 

Bella e profonda vero? Un ottimo spunto di meditazione.

Meditare, cercare serenità, concentrarsi, non significa essere statici e rimanere fermi ed immobili. La nostra energia interna, quella meditativa e la capacità di concentrazione quindi di guidare l’energia si attiva con movenze lente, sinuose….

Quando parlo di queste movenze non posso fare a meno, memore di essere parte di un sistema naturale perfetto, di pensare a quanti e quali altri esseri viventi si muovono così, con fare armonico e sinuoso, quasi incantato: un bellissimo esempio ne è un pesce guarda caso asiatico, il Betta Splendens  o pesce combattente del Siam. E’ un pesce stupendo, con pinne vistose e coloratissime, da sembrare un drappeggio, che nuota lento ma possente.

Il Betta Splendens è un ottimo esempio di Ying e Yang, di sintesi e completamento degli opposti; pacifico e sinuoso nei movimenti, spietato e veloce all’occorrenza quando deve difendere se stesso ed i propri cuccioli.

Per tornare al nostro hobby, vediamo in breve come allevare il nostro amico pesce combattente: di indole pacifica, l’aggettivo combattente gli deriva dalla deplorevole consuetudine di far combattere due esemplari maschi nella stessa vasca fino a che uno non soccombe, scommettendo sul vincitore.

A parte questo, cominciamo col dire che il Betta Splendens è originario (e diffuso) della Thainlandia, Cambogia, Laos, dove popola le risaie, anse fluviali e specchi d’acqua spesso stagnanti, con pochissimo ossigeno: tanto è che la natura lo ha dotato di un organo ausiliario per la respirazione, il labirinto, che gli consente di respirare l’ossigeno direttamente dall’aria.

Le dimensioni di un maschio adulto vanno dai 6 agli 8 cm e si trova principalmente nelle varianti di colore azzurro, viola, rosso, nero e blu, più raramente verde o rosa.

Ha un temperamento spiccatamente territoriale e per questo se ne consiglia la presenza di un solo esemplare maschio per ciascuna singola vasca, onde evitare lotte cruente per la supremazia sul territorio che si concluderebbero con un solo sopravvissuto. Ovviamente si sconsigliano come compagni di vasca tutti quei pesci che hanno pinne vistose e colorate, ad esempio i guppy, che il Betta scambia per dei rivali con tutto ciò che ne consegue.

Qualcuno per vedere lo spettacolo del Betta maschio in atteggiamento bellico, con tutti gli opercoli dilatati come una danza di guerra, mette in vasca uno specchio , ma in questo modo si fa vivere il pesce in un costante stato di stress che ovviamente si ripercuote sul suo stato di salute.

Può essere tranquillamente allevato da solo in piccole vaschette o vasi di vetro, ben adattandosi all’acqua di rubinetto ed alla temperatura dei nostri ambienti domestici, in simbiosi con semplici piante.

Nelle foto allegate vediamo proprio un bellissimo esempio di allevamento del Betta Splendens maschio in un acquario con un fondo di sabbia bianca fina, piante e legni. Il nostro amico  col tempo si lascerà addirittura “grattare” la testa.

Se invece ci si vuole cimentare con la riproduzione del Betta allora andrà allevato un esemplare maschio con alcune femmine e la temperatura mantenuta sopra ai 28°C (ma non oltre i 31°C).

Il maschio, al  momento della riproduzione, costruirà il suo nido di bolle impastando aria acqua e saliva, formando al pelo dell’acqua una sorta di “schiuma”. Quando anche la femmina è pronta e piena di uova (col ventre rigonfio) lui la corteggia fino a quando per la deposizione la avvolge e la spreme per farle espellere le uova. Lui provvederà a fecondarle e ad attaccarle al nido di bolle, dopodiché la femmina andrà tolta dalla vasca di riproduzione in quanto il maschio praticherà lui stesso le cure parentali dei piccoli e diventa assolutamente intollerante anche nei confronti della femmina.

Fino a 3-4 giorni i piccoli non vengono toccati, ma trascorso tale periodo quando cominceranno ad assumere le sembianze dei genitori sarà bene toglierli dalla vasca e farli tranquillamente crescere da soli.

La foto è stata gentilmente concessa dalla proprietaria dell’esemplare,  dalla stessa allevato con grande cura e passione.

Link utili

Nel web tanto si legge, ma è difficile districarsi nel mare magum di nozioni che  ci troviamo innaznzi, soprattutto è difficile valutare l’attendibilità di tali informazioni, distinguere quali sono puramente commercieli e quali hanno un fondamento di scienza e passione vera per la natura.

E’ sempre difficile scrivere di se stessi, quello che si è fatto, i propri sogni, le aspirazioni, perché si rischia  da una parte di essere troppo modesti, dall’altra di sembrare presuntuosi e di vantarsi. Vi garantisco che nel mio caso non è così, nulla di tutto questo. A me piace comunicare, comunicare scrivendo, ritengo lo scrivere una forma nobile ed elegante di comunicazione. Quindi le cose che vi dirò di me sono vere, tutto realmente accaduto.

Sono nato a Terni il 25 luglio 1962, un’infanzia felice e spensierata, con i miei genitori, i nonni ed un fratello più piccolo di me di cinque anni.

All’età di 12 anni il primpo vero scossone alla mia vita: muore fisicamente di malattia mio papà, un uomo che riesco a descrivere solo con un aggettivo: grande. Era amato e stimato da tutti, viveva per noi, avevo con lui un rapporto stupendo.

Un uomo forte, talmente forte da dirmi con lucida serenità….”fatti abbracciare da questo papà che stai per perdere, cha sta morendo”…..

Pensate che forza, dire al proprio figlio che stai morendo, sapere di non vederlo né toccarlo più! Non ho pianto, neanche una lacrima, solo un vuoto, ma papà non mi ha mai lasciato da solo. Lo sento sempre con me e la sua mano che mi accompagna e protegge è sempre qui vicino. Ci parlo spesso e lo ringrazio per tutto quello che ha saputo darmi. Adesso più che allora sento la sua mancanza, e spesso nei nostri dialoghi glielo dico:  “papà, mi manchi, mi manca non abbracciarti e sentire le tue mani forti”. Ma ci sei e so che un giorno con grande emozione ci ritroveremo, e sarà una ngrande gioia.

Poi la scuola, compagni di ogni tipo e carattere, il liceo, e la grande scelta: l’università! Un’esperienza molto bella, un percorso di studi che mi ha fatto diventare un geologo, una figura tutto sommato poco conosciuta, ma sono fiero di esserlo. Il geologo è l’unico che conosce le problematiche del mondo naturale, vede le cose con occhio diverso, è un po’ il medico della terra. Bello, ve lo assicuro.

Il geologo è un viaggiatore del tempo e dello spazio: viaggia nello spazio quando cammina e studia una certa zona areale con caratteristiche geologiche costanti; viaggia nel tempo quando cammina su un sentiero che attraversa gli strati di roccia che si sono depositati gli uni sugli altri. E raccoglie i fossili che giacciono conservati tra gli strati rocciosi come fiori tra le pagine di un libro di storia.

Il geologo è un po’ matematico, chimico, fisico, botanico, talvolta filosofo!

Dopo la laurea e l’esame di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione un’altra meravigliosa esperienza: il servizio militare: la Scuola di Fanteria e Cavalleria di Cesano, il 128° corso AUC, da Ufficiale il Giuramento alla Bandiera! Una scuola di vita, ed un’esperienza di vita degna di nota! Messo a dura prova con me stesso, le mie paure, il mio carattere. Alla fine ha vinto quest’ultimo, la forza del carattere. E da Ufficiale ho imparato tante cose: la prima e più importante è che un buon comandante, in ogni campo, è tale solo se i suoi uomini lo stimano. Quindi deve dare l’esempio, essere il primo a cimentarsi nelle cose da fare. Questo, unito ai principi di umiltà e lealtà è diventato il mio stile di vita.

Dopo il militare l’ingresso nel mondo del lavoro, ed in questo campo le esperienze fatte spesso si sono unite e sovrapposte con le passioni, ma sono tante e tali che è inutile dilungarsi a descriverle in questa sede, saranno oggetto di apposite sezioni dedicate ed articoli all’interno del sito.

Grazie e se lo volete benvenuti nel “mio mondo”!

IL CICLO DELL’AZOTO IN ACQUARIO.

Più volte ho presentato l’acquario come ecosistema, insistendo molto sul concetto di habitat, di popolazione, di relazioni fra individui ed ambiente in cui vivono.

I pesci, come ogni essere vivente, svolgono le loro funzioni vitali e metaboliche nell’acquario che li ospita, all’interno del quale si svolgono i cicli biologici e biochimici degli elementi chimici sui quali è basata la vita come la intendiamo noi.

Uno dei cicli più importanti è quello dell’azoto (N): l’azoto (N) di per sé è un elemento volatile, che nell’acqua dell’acquario è presente legato ad idrogeno (H) ed ossigeno (O) formando i principali composti azotati inquinanti prodotti dal metabolismo dei pesci.

I pesci mangiano, bevono, vanno al bagno, producendo residui di cibo, urina e feci. Quando si inserisce un pesce in acquario come primo prodotto di “scarto” della sua attività metabolica precipita l’ammoniaca, molto tossica. Alla sua ossidazione  e trasformazione in nitriti provvedono un gruppo di batteri aerobici che popolano i materiali porosi del filtro e del fondo. I nitriti (NO2) sono pericolosi e se presenti ad elevate concentrazioni portano a morire i pesci, andando ad agire negativamente a livello neurologico ed ematologico: “passano” nel pesce attraverso le membrane degli alveoli branchiali creandogli disturbi comportamentali e perdita di senso dell’orientamento, mentre nel sangue bloccano letteralmente l’attività dell’emoglobina per cui i globuli rossi non riescono più a veicolare l’ossigeno agli organi periferici. Da qui inappetenza e morte.

Questo della formazione dei nitriti è il motivo principale per cui si consiglia sempre di aspettare almeno 20 – 25 giorni da quando si avvia un nuovo acquario prima di inserire i primi pesci previo controllo dell’acqua con appositi test colorimetrici. In questo intervallo di tempo si saranno formate le colonie batteriche, quindi create le condizioni favorevoli per accogliere i nuovi ospiti.

Il ciclo continua, ed i nitriti vengono ulteriormente ossidati a nitrati (NO3), composto molto meno tossico, entro certi limiti di norma ben tollerato; i nitrati sono praticamente presenti in tutti gli acquari anche in piccolissime quantità. Il limite di rischio e pericolosità per i pesci è di 50 mg/litro: oltre questo valore, i pesci risentono della loro presenza, possono manifestare colori sbiaditi, inappetenza, difficoltà riproduttiva, insorgenza di patologie, fino anche alla morte. Non dimentichiamo che i nitrati in eccedenza sono inibitori della crescita degli avannotti ed ottimo nutrimento per tutte le alghe.

I nitrati in generale denotano cattiva qualità dell’acqua ed eccesso di sostanza organica in acquario; va comunque sottolineato un concetto importante: il metabolismo dei pesci produce una notevole quantità di composti organici inquinanti, di cui uno dei tanti è rappresentato appunto dai nitrati, quindi la loro presenza oltre il limite è il segnale che qualcosa non va nell’acquario.

In presenza di troppi nitrati è importante procedere a cambi dell’acqua di minor entità ma piuttosto frequenti, in modo tale da eliminare anche parte delle altre sostanze inquinanti come fosfati, silicati, albumine, acidi grassi, fenoli, ecc.

L’eccesso di nitrati quindi di sostanza organica si può prevenire somministrando correttamente il cibo ai pesci ed evitando gli acquari sovraffollati.

Personalmente, a prescindere dalla grandezza dell’acquario, consiglio sempre di tenere pochi pesci ma che vivono e stanno bene piuttosto che troppi esemplari con i problemi che ne derivano.

NOTIZIE SUGLI ANTIBIOTICI.

L’antibiotico è un farmaco in grado di rallentare o addirittura fermare la proliferazione dei batteri. Gli antibiotici non funzionano contro tutto, ma hanno effetto solo sulle patologie causate da batteri, non sono efficaci contro funghi e virus.

Gli antibiotici si dividono  in batteriostatici (impediscono la riproduzione del batterio) e battericidi (uccidono il batterio).

I batteri a loro volta in base alla colorazione che assumono sottoposti ad una prova di laboratorio si dividono in Gram positivi e Gram negativi.

Ciascun antibiotico agisce su un ristretto numero di batteri che costituisce lo spettro d’azione dell’antibiotico stesso. Gli antibiotici ad ampio spettro sono quelli che agiscono su un’ampia gamma di ceppi batterici.

I batteri hanno la capacità di assuefarsi agli antibiotici, quindi di non essere più sensibili ad essi, si dice cioè che sviluppano forme di resistenza, in particolar modo se l’antibiotico usato è sempre lo stesso per lungo tempo o non è adatto al ceppo batterico da trattare. Batteri trattati anche più volte con lo stesso antibiotico sviluppano resistenza ad esso e si deve così ricorrere ad un altro antibiotico più forte fino a quando i batteri non diventano resistenti anche a quest’ultimo: per questo motivo gli antibiotici in caso di trattamenti ripetuti vanno usati a rotazione, con potenza via via crescente. Quando si hanno dubbi sull’efficacia di un antibiotico contro una certa infezione batterica, si deve ricorrere ad un antibiogramma, il test che ci indica a quale antibiotico è sensibile o resistente un batterio.

I principali antibiotici sono:

Penicilline: Penicillina G

Penicilline ad ampio spettro: Ampicillina, Amoxicillina, Etacillina, Cefalosporine.

Le Penicilline agiscono impedendo la costruzione della parete cellulare dei batteri.

Streptomicina, Kanamicina, Neomicina, Gentamicina, Tobramicina, agiscono rompendo letteralmente la membrana cellulare dei batteri in modo da provocarne la fuoriuscita del liquido cellulare con conseguente morte del batterio.

I Nitrofuranici (Furazolidone) impediscono la duplicazione del DNA dei batteri quindi agiscono da batteriostatici.

Le Tetracicline impediscono la sintesi delle proteine batteriche facendo in modo che non si formino le catene degli  amminoacidi che compongono per l’appunto le proteine. Agiscono con questo meccanismo anche Cloramfenicolo, Tiamfenicolo, Gentamicina, Kanamicina, Neomicina.

I Sulfamidici agiscono ostacolando il metabolismo dei batteri.

Ricordiamo però che l’antibiotico deve essere lo strumento ultimo per cercare di risolvere un problema, in quanto il 90% degli stati di patologia dei pesci in acquario dipende dalla cattiva gestione dell’acquario, da un ambiente poco consono alle esigenze vitali delle varie specie ittiche e da un regime alimentare poco corretto. Quindi basta modificare opportunamente il nostro comportamento di acquariofili per avere dei meravigliosi pesci in ottima salute che nuotano nei nostri acquari.

Il ciclo dell’acqua

IL CICLO DELL’ACQUA ED IL BILANCIO IDROLOGICO DEL PIANETA

 

In natura l’acqua ha caratteristiche fisico-chimiche diverse che dipendono dalla zona geografica di origine, dal percorso di deflusso, dal clima, dalla chimica delle rocce e dei suoli che attraversa.

Le acque naturali si dividono in acque atmosferiche, cioè quelle acque contenute nell’atmosfera sotto forma di vapore, pioggia e neve; ed acque litosferiche, cioè quelle acque contenute nella litosfera sia in superficie, mari, fiumi e laghi, che in profondità, ad esempio le falde acquifere.

L’acqua, come molte altre sostanze, in natura è soggetta ad un ciclo, il cosiddetto ciclo idrologico, un ciclo chiuso, mosso dall’energia solare e dalla forza di gravità. Questo ciclo è rappresentabile in modo schematico e semplice con una equivalenza, un bilancio, per l’appunto il bilancio idrologico del pianeta Terra, la nostra Terra.

L’espressione è

P = I + E + ETR

 

 

Dove le singole lettere rappresentano rispettivamente:

P è l’acqua che arriva sulla Terra sotto forma di precipitazione, pioggia o neve

I è la quantità di acqua che si infiltra nel sottosuolo (infiltrazione) formando le falde acquifere e le sorgenti, dalle quali per mezzo dei pozzi prendiamo l’acqua che ci occorre per la vita di tutti i giorni

E dato che la Terra è un pianeta caldo, riscaldato dal Sole, una parte dell’acqua evapora e ritorna in atmosfera appunto per evaporazione

ETR l’acqua oltre che per gli animali, è fonte di nutrimento indispensabile anche per le piante, le quali la reimmettono in atmosfera tramite la loro traspirazione.

Le acque che entrano nel ciclo idrologico sono le cosiddette RISORSE IDRICHE, in quanto rinnovabili.

La differenza tra le risorse idriche e la quantità di acqua immagazzinata costituisce le cosiddette RISERVE IDRICHE, costituite dal volume di acque non rinnovabili.

IL MITO DI JURUPARI.

…..”Gli indigeni Tupi credono che Jurupari, creatura della fantasia nata con i primi uomini, si apposti in prossimità dei sentieri che attraversano la giungla amazzonica, pronto a mangiarsi i viaggiatori. Essi raccontano che una volta, nascosto sotto sembianza umana, Jurupari si recò nella foresta con i bambini del villaggio, ma quando questi mangiarono i frutti proibiti andò in collera ed evocò una tempesta. Per sfuggire ai fulmini i bambini si rifugiarono in una grotta, rendendosi conto solo quando era troppo tardi che questa grotta in realtà era la bocca spalancata di Jurupari. Però non li mangiò, ed una volta tornati al villaggio Jurupari li rigurgitò davanti agli anziani stupefatti”……

I Tupi avevano notato nelle acque trasparenti dei fiumi alcuni ciclidi che raccoglievano in bocca i figli in caso di pericolo ed avevano pensato che li ingoiassero per rigurgitarli in un secondo tempo. Fu il loro credo nel mito di Jurupari a portarli ad attribuire a questo pesce lo stesso nome oppure furono le loro osservazioni sul pesce a produrre tale mito?

Il pesce in questione è il Geophagus jurupari poi diventato come nomenclatura Satanoperca leucosticta.

Tratto dal libro sui ciclidi di George W. Barlow “Maestri dell’evoluzione”.

VALENZA NUTRIZIONALE DI ALCUNI VEGETALI PER LE TARTARUGHE DI TERRA.

AMARANTI: piante infestanti dei campi, ottime per il rapporto calcio/fosforo.

CICORIA SELVATICA: discreto rapporto calcio/fosforo (2:1) , ricca di fibre, molto gradita dalle tartarughe anche se per il nostro gusto ha un sapore amaro.

CRESCIONE: eccellente rapporto calcio/fosforo, buona fonte di vitamina A, poco proteica.

ERBA MEDICA: buon rapporto calcio/fosforo, ma troppo proteica, indicata per esemplari convalescenti od al risveglio dal letargo

FINOCCHIO: ottimo rapporto calcio/fosforo, poco proteico e ricco di vitamina A.

INDIVIA: tra le insalate coltivate è la più indicata per le tartarughe, in quanto ha un buon rapporto calcio/fosforo ed è ricca di vitamina A.

LATTUGA: anche se ha scarso valore nutritivo va somministrata in quanto è un ottimo antibatterico naturale.

PALE DEL FICO D’INDIA: ottimo alimento per le tartarughe, con un buon rapporto calcio/fosforo (8:1).

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